La vicinanza dal fiume Tirso ha caratterizzato l'economia di Solarussa.
Storicamente il paese si é sempre basato su un'economia essenzialmente agro-pastorale, grazie alla presenza di terreni tra i più fertili dell' isola.Negli ultimi anni si è avuto uno sviluppo nel terziario e la nascita di diverse attività nel campo edilizio, artigianale, commerciale, ecc.; Da segnalare la presenza nei decenni passati, di alcune attività molto importanti per il paese, tra cui "l'Olearia", industria dedicata all'estrazione dell'olio dalle sanse d'oliva (anni '70) e lo stabilimento per la trasformazione dei prodotti agricoli (conserve alimentari e pelati) costruito della Società Torregiani (1910) - il primo sorto in tutta la Sardegna.
Solarussa fu un centro agricolo romano di indubbia importanza. Le monete trovate nelle campagne fanno risalire la loro presenza, con una certa attendibilità, al 108 a.c..
L'influenza e le tradizioni latine nell'agricoltura di Solarussa sono dimostrate dalle parole, dalla forma degli attrezzi e dai sistemi di agricoltura che ancora vi sopravvivono. Sotto questo aspetto è particolarmente interessante l'attività vitivinicola, dove Solarussa ha acquistato rinomanza nella produzione del "vernaccia"; vitigno che ha tratto il nome dalla sua stessa sede "vernacula", ossia vite del posto, termine squisitamente latino.
La vernaccia, sia vite che vino, ha, in questo nostro paese e in quelli contermini di Siamaggiore, Simaxis e Zerfaliu tutto un processo di squisita latinità, tanto da potersi affermare che, chi volesse conoscere la viticoltura di Colamella può viverla nella vigna e cantina solarussese, in quanto in essa tutto parla della Roma agricola virgiliana, catonense, columelliana
Anche le spalliere di canna che recingono le vigne sono identiche a quelle che consigliavano i georgici latini e con le canne a tripode si alleva la vite come nei colli laziali.
I Romani introdussero anche la produzione artigianale di mattoni e tegole in località "Cu' e Forru" (periferia a nord-ovest del paese) e che secondo antichi documenti si trovava ai confini del villaggio (distrutto dalla peste del sec.XIV) di Biddalonga che si trovava in località S.Barbara.
In seguito alla penetrazione della Chiesa Greca, i monaci ed eremiti greco-ortodossi insegnarono agli abitanti la produzione dei mattoni crudi all'uso orientale, ottenuto col fango e la paglia (ladrini) che venivano utilizzati per la costruzione delle case, mettendo a base il pietrame prelevato dai nuraghi "Zira" e "San Gregorio".
Da alcuni anni, vi è stata una riscoperta nell'utilizzo di questo materiale e grazie alle continue richieste viene nuovamente prodotto in grandi quantità nella zona artigianale di questo Comune
La campagna solarussese si suddivide in due zone molto diverse l'una dall'altra: il "Gregori", zona arida non pianeggiante che viene sfruttata per la maggior parte a pascolo brado; il "Bennaxi", che si estende lungo la valle del Tirso, completamente pianeggiante, irrigato, in cui è possibile la coltivazione di varie colture come i carciofi, le angurie, i meloni, le olive, la vite, ecc.
E' in questo terreno che ha trovato particolare sviluppo la coltivazione della vite, finalizzata alla produzione della caratteristica vernaccia, che in passato ha avuto un ruolo dominante rispetto alle altre colture. Lo dimostrano le numerose cantine presenti ancora oggi nel paese e la sagra che si tiene ogni anno nel mese di settembre. Grazie alla vernaccia, Solarussa è rinomata in tutta la Sardegna ed anche al di fuori di essa; le caratteristiche della vernaccia coltivata nel bennaxi infatti la rendono unica rispetto a tutte le altre.
Negli ultimi decenni a seguito dell'irrigazione dei terreni che hanno privilegiato la diffusione di altri tipi di colture con reddito più elevato, si è avuto lo sradicamento quasi totale dei vigneti adibiti a vernaccia (attualmente l'area adibita a tale coltura e di circa 10 Ha.)



